Vedere gli eventi da una certa distanza permette di inserirli in una cornice che li lega in maniera razionale. Eppure la spinta che ha portato a scrivere questa cronaca della quarta edizione del Festival “Verso Libero” è nata dalla sfida di volere assolutizzare un momento particolare, oltre il tempo stesso del suo precipitato storico nel mondo. L’evento di cronaca transitorio, proprio di un comunicato stampa, lo si è voluto fissare in una struttura poetica (due endecasillabi e due settenari), che ben rientrano nello spazio di un Tweet. 

 I.

Inizia il Festival tra crepe rosse;
inizia tra i migranti
spinti lontano da speranze e tosse.
Verso fuochi ammalianti.

 

II.

Anedda si muove tra i dettagli
che lascian una perdita;
Bultrini osserva l’occhio e i suoi tagli, 
la guerra e chi l’ha ordita.

 

III.

Anedda si muove tra i dettagli
che lascia una perdita;
Bultrini osserva l’occhio e i suoi tagli,
la guerra e chi l’ha ordita.

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IV.

Se i popoli reggon le idee di Gandhi,
chi sono allora i nani?
E di chi sono quelle spalle grandi?
Forze o angeli arcani.

 

VI.

Anedda: De Libero è negli oggetti,
spinto forte dall’arte.
Bultrini: per me è in voi, soggetti, 
sue terrene carte.

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V.

Il vento viaggia come i naviganti,
mastro che spezza l’ego;
ma che porta voci con consonanti
aspre e di sbieco.

 

VII.

Clandestini lavorano in croce,
vivendo abbracciati.
Campanari diventa una foce
di idiomi obliati.

 

 

VIII.

E infine mangiamo nel rosso fuoco
del dolce pomodoro:
vari piatti cucinati con poco,
ma della terra oro.

 

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IX.

Nel secondo dì, una malinconia
lenta ci avvolge dolce:
un ritratto contro ogni albagia,
poesia che ci soffolce.

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X.

Antonio Fasolo ci ha insegnato
che noi siamo coscienti
della durata che ci ha donato 
la vita. Preveggenti.

 

XI.

Le voci di Rondoni son rapaci
allodole che cantan
il dì per dare immagini veraci
a quei bardi che ascoltan.

 

XII.

De Lisi, Lotter, Di Palma, D’Aquino,
si inseguono sul palco.
Bello è pensare che si passino
poesie con nuovo calco.

 

XIII.

Morra ha insegnato ad entrare dentro
le tragedie divisi:
come se il sezionare fosse il centro
per discerner le crisi.

 

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Elvio Ceci

Elvio Ceci

Elvio Ceci è nato a Roma nel 1987; si è laureato, nella triennale, in Linguistica a Bologna su una tesi in analisi dei linguaggi interni a sistemi connessionisti, come mente cervello e web. Ha frequentato una laurea specialistica a Siena in Studi Linguistici e Cognitivi, con una tesi in Logica dei Linguaggi Naturali, studiando il Paradosso della Conoscibilità. Ha vinto il PhD presso l’università americana Constantinian University con un progetto di analisi dei linguaggi finanziari attraverso metodi formali e computazionali. È responsabile dell’area di Linguaggio e Logica presso il centro studi Glocal University Network. Ha pubblicato una sua raccolta di poesie dal titolo "Dall’assurdo segue ogni cosa".
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