Alcuni nepalesi si preparano a un'altra notte in tenda dopo il terremoto del 25 aprile - Katmandu, Nepal, 28 aprile 2015 (PRAKASH SINGH/AFP/Getty Images)

Alcuni nepalesi si preparano a un’altra notte in tenda dopo il terremoto del 25 aprile – Katmandu, Nepal, 28 aprile 2015
(PRAKASH SINGH/AFP/Getty Images)

Continua la nuova rubrica a cadenza settimanale sul nostro sito: quarto appuntamento. La parola “Sentiment” è stata coniata intorno agli anni Duemila ed è usata in linguistica per coprire diversi fenomeni, come per esempio attitudini, atteggiamenti (positivi-negativi-neutri espressi) in una serie di testi. Noi qui proviamo a cantare il Sentiment che ci arriva dalle news e a renderlo fisso per sempre: è uno spazio dedicato ad ora. Perché questo momento sta passando. E deve essere cantato. Ogni settimana, le notizie che più girano. Il presente è eterno.

In un notte trema la terra e trema lo stadio.

Per tre giorni in Nepal un morto vale

un minuto di silenzio, quasi. Chi con la radio

chi un cane, chi l’acqua in mano: quanto sale

su terra crepata! Chiudeva gli occhi il Palladio

torinese, mentre una bomba nel cielo sale

e ferisce persone con diverse magliette,

fratelli in opposte fazioni fatti a fette.

 

La democrazia e Renzi sono come due rette

parallele: prima fiducia per il Parlamento,

ma cosa stiamo perdendo? Sicuro le coppiette

devono essere solo “normali”, le altre nel cemento

delle autostrade della società. Nelle ricette

europee si cambia negoziatori: eran fonti di fomento.

E dramma per i salari e le misere pensioni

a quei greci che ogni giorno abbassano le tensioni.

 

Non senza delle forti repulsioni

sono tre le fiducie alla legge elettorale:

50 persone sono cinquanta contusioni

nel PD che corrono a casa mettendo a canale

uno, dove La Voce italiana e le volgarizzazioni

di Bonolis si scontrano. La gente “poco male

-dirà-qualche slogan banale di Renzi di domani,

sul futuro, ci farà batter forte le mani”.

 

L’aula è vuota a metà, tra maggioranza e i Mani

protettori del governo; invece di fuoco è piena

la strada da “farabutti col cappuccio” o cani,

a Milano. Mentre il papa porterebbe a cena

tutti i poveri; un concerto per i lavoratori sani

a Roma uno per quelli che muoiono in cancrena

a Taranto. Chiudo la macchina dentro l’armadio

e, ormai bulimico di rabbia, tolgo l’autoradio.

"Pensionati precari"

“Pensionati precari”

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Elvio Ceci

Elvio Ceci

Elvio Ceci è nato a Roma nel 1987; si è laureato, nella triennale, in Linguistica a Bologna su una tesi in analisi dei linguaggi interni a sistemi connessionisti, come mente cervello e web. Ha frequentato una laurea specialistica a Siena in Studi Linguistici e Cognitivi, con una tesi in Logica dei Linguaggi Naturali, studiando il Paradosso della Conoscibilità. Ha vinto il PhD presso l’università americana Constantinian University con un progetto di analisi dei linguaggi finanziari attraverso metodi formali e computazionali. È responsabile dell’area di Linguaggio e Logica presso il centro studi Glocal University Network. Ha pubblicato una sua raccolta di poesie dal titolo "Dall’assurdo segue ogni cosa".
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