Noemi De Lisi con il Premio 'Solstizio' (ph. Vincenzo Bucci)

Noemi De Lisi con il Premio ‘Solstizio’ (ph. Vincenzo Bucci)

È Noemi De Lisi la vincitrice della IV edizione del premio nazionale di poesia “Solstizio” per l’opera prima. Classe 1988, una laurea in giornalismo e un sorriso palermitano, ha trionfato grazie al libro “La stanza vuota” (Ladolfi editore). Collabora con la rivista Atelier e sue poesie erano già state pubblicate quando aveva vent’anni sulla rivista “Nuovi Argomenti” (Mondadori). Seconda classificata al Premio “Solstizio” la veneziana Maddalena Lotter, musicista e autrice di “Verticale” (Lietocolle-Pordenonelegge), terza la pugliese Claudia Di Palma col libro “Altissima miseria” (Musicaos) in cui il corpo si fa spazio scenico.

Il Premio “Solstizio” è stato assegnato domenica scorsa 1 ottobre 2017 nell’ambito della IV edizione del Festival poetico “verso Libero” organizzato a Fondi dalla associazione “Libero de Libero”. “Solstizio” era infatti il titolo del primo libro di versi del poeta originario di Fondi che esordì nei “Quaderni di Novissima” di Giuseppe Ungaretti nel 1934.

Le tre giovani poetesse hanno stabilito già un piccolo record: non era mai capitato che il podio fosse occupato da sole donne e di certo la situazione non è diversa per altri importanti premi italiani. La notizia non può che far piacere, ma soprattutto mostrare una tendenza che non è di rivalsa, ma “di inversione”. Non è nemmeno un caso che sui dieci poeti finalisti, ben sette in questa edizione 2017 erano donne: il trend si conferma. Ultima fortunosa e fortunata coincidenza: siciliano è anche il poeta Premio ‘Solstizio’ alla Carriera, Lucio Zinna. Un bell’incontro poetico intergenerazionale.

La motivazione per l’opera vincitrice di De Lisi l’ha scritta il poeta Claudio Damiani:

 «La stanza vuota di Noemi De Lisi ci propone una poesia apparentemente narrativa, con personaggi, versi lunghi ecc., in realtà straordinariamente poetica, anzi diremmo lirica, nel risultato e nell’essenza profonda. Siamo agli antipodi del racconto in versi, il quale non potrebbe dire, con i suoi mezzi formali, il continuo scambio che questa poesia ci propone tra realtà e immaginazione, tra presenza e assenza, non solo scambio ma compenetrazione e fusione, come se i due si cercassero si amassero di un amore talmente forte e profondo da diventare insostenibile. È una poesia questa che sembra non avere antecedenti, riferimenti e punti su cui poggiare, si regge su se stessa, vola su un filo invisibile piroettando nella notte, creando e dissolvendo le immagini, come ci facesse vedere una stanza piena di cose e, nello stesso tempo, una stanza vuota».

Sul sito di Poesia di Rai News troviamo anche alcune parole su “La stanza vuota” di Maddalena Lotter, sì, proprio la seconda classificata allo stesso Premio “Solstizio”. Ed è cosa bella perché vuol dire che esistono un circuito e un legame, che poeti leggono i poeti (e ci auguriamo anche il resto del pubblico) e versi si legano a altri versi: «considerato che ogni dinamica famigliare sviluppa nel tempo una dinamica nevrotica – scrive Lotter – “La stanza vuota” ci riconduce in ogni momento a quel vissuto perturbante che abita nella quotidianità di ogni relazione con l’altro e con il sé; Das Unheimliche nella terminologia freudiana». La prefazione al libro di De Lisi la scrive Giulio Mozzi che propriamente poeta non è, e questo è tutto dire in merito alla “prosaicità” della poesia di questa autrice palermitana dagli occhi contornati di matita, come due isole che si staccano dal viso, che stanno al centro e vanno raggiunte precisamente. «Noemi De Lisi è una narratrice – afferma Mozzi – ma mi sento di profetare che non scriverà mai un romanzo – o, se lo scriverà, sarà di milleduecento pagine e sarà bellissimo e illeggibile (entrambi gli aggettivi vanno presi solo nel bene). E dunque? E dunque, Noemi De Lisi è una narratrice che è riuscita, finora, a scrivere (e a pubblicare qua e là) alcuni racconti in prosa imbarazzantemente vicini alla perfezione; che è riuscita a scrivere (e a pubblicare qua e là, facendosi notare) alcuni componimenti in versi che no, sicuramente non erano “lirici”; e che ora ci presenta, qui, nella raccolta “La stanza vuota”, un oggetto raro nella produzione letteraria italiana: un poemetto, o un incastro di tre poemetti».

Le tre vincitrici del Premio 'Solstizio' in uno scatto di Elda Grossi

Le tre vincitrici del Premio ‘Solstizio’ in uno scatto di Elda Grossi

Riportiamo ora una poesia dal libro “La stanza vuota” di Noemi De Lisi, augurando a lei e a tutti i partecipanti al Premio enorme fortuna, ma soprattutto che anche solo un verso resti scolpito nel tempo.

XX

 

Non la vidi mai dormire, eppure, lo sapevo, Anna viveva.

Le baciavo gli occhi per farglieli chiudere ma subito li riapriva.

Spesso ebbi il dubbio che me la fossi inventata, ma era vero,

il viso le tremava, le afferravo il mento e le dita mi vibravano.

 

Passavamo le sere per strada, non volevamo mai tornare a casa.

Lei si fermava a leggere ogni cartello affisso mentre io scalpitavo:

“Avanti muoviti”, la tiravo senza sapere dove andare, e lei mi picchiava,

mi graffiava, col viso pieno di grinze, gli occhi stupiti, tutta spettinata.

 

Poi cominciai a camminare da solo, in fretta, con gli occhi bassi.

Ogni tanto parlavo fra me come un pazzo e ringhiavo fra i denti una risata:

“Forse non c’è mai stata!”. Passava un giorno o un anno per tutta la città.

Non amavo nessuno, lei era partita, e io non seppi più niente della sua vita.

 

Una poesia molto significativa di Maddalena Lotter dal libro “Verticale” secondo classificato al premio “Solstizio”:

Questo odore di terra e bacche

mi chiedo se somigli al mio,

di quando mi prendi e baci sul collo

e ti fermi per annusare.

Secondo la tua sentenza dovrei

essere dolce; io non mi conosco

ma spero di somigliare a questa

terra, alle bacche rosse

che si fanno rare ma poi tornano

girato l’angolo, nel bosco.

 

Infine i versi bellissimi di Claudia Di Palma, autrice di “Altissima miseria”:

Se mi apri il petto vedi il margine

che ho conservato, che più volte

ho dimenticato e poi recuperato,

che ho trovato sempre diverso.

Eppure aveva lo stesso nome.

Se lo chiami con voce ti risponde

ma è fievole la sua esistenza

e non appare, quasi non si sentono

i suoi rumori, le sue frasi:

i fonemi del nulla. Racconta

tutte le volte che l’ho disabitato,

ho varcato la sua porta lasciandolo

nudo, e poi l’ho ritrovato. Racconta,

simile al fischio che corre tra le foglie.

Racconta, ma la trama è disordine.

È un varco che abito e abbandono.

Se mi apri il petto lo vedi, fossile

o maceria, icona, incerta figura

dai contorni di fumo e fuoco.

Il margine è la mia casa.

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Simone di Biasio

Simone di Biasio

Simone di Biasio è giornalista pubblicista freelance. Nel 2013 pubblica il suo primo libro di poesia, "Assenti ingiustificati", con la prefazione di Claudio Damiani. È Presidente dell'Associazione Libero de Libero.
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