Domenico Adriano al V Festival poetico 'verso Libero' per ricevere il premio 'Solstizio'

Domenico Adriano al V Festival poetico ‘verso Libero’ per ricevere il premio ‘Solstizio’

Domenico Adriano ha appena ricevuto il Premio di poesia “Solstizio” 2018 alla Carriera, nel chiostro di San Domenico di Fondi dove si è tenuta la V edizione del Festival poetico “verso Libero”. Si dice felice perché «mi arriva dalle mani di giovani», che leggendo rinverdiscono le sue poesie e motivano il premio. Ha sempre tra le mani un libro, ma mai è il suo. Una volta lo vidi aggirarsi alla fiera romana della piccola e media editoria che leggeva agli amici incontrati qualche passo segnato col dito di “Sulla poesia” di Giorgio Caproni. Un pomeriggio a casa del poeta, e comune amico, Rodolfo Di Biasio sotto braccio teneva un libro di Tommaso Lisi, poeta di Coreno Ausonio. Nell’ultima occasione mi ha invece omaggiato di alcuni volumi di un altro poeta suo compaesano (com-paesano, a tal punto che col paese s’è fatto tutt’uno anche nel nome), Mariano Coreno, per anni emigrato in Australia. Tre poeti in questo gheriglio della Ciociaria, chiusi in un fazzolettone di terra, come ha cantato Libero de Libero, poeta da cui idealmente Adriano riceve oggi questo riconoscimento, arrivando dall’associazione che porta il suo nome.

Ora è tornato a casa. A Coreno Ausonio, la rocca più meridionale della provincia di Frosinone, dove «donne intente all’aperto | a cuocere pomodori mi guardarono | come uno straniero, altre facevano | lucenti le bottiglie con acqua e sabbia». Parla al passato il poeta Domenico Adriano, cioè parla fisicamente con il passato, gli mostra cosa è diventato: «I camini fumavano ma ora | era difficile contare le famiglie | dai fuochi che facevano. Tante braccia | dissodarono le pendici più scoscese, | governarono le acque per piantare | ulivi e vigne. Ogni angolo ogni grotta | era abitata nel più nascosto anfratto. | Ogni appezzato, colmo di sostanze | ereditate dal mare fatto orto». Ed è per questo «Figlia che non ti piaceva il mio paese | perché non c’era il mare».

Domenico Adriano ha scritto “appena” cinque libri, cadenzati, misurati: La polvere e il miele (L’Officina Libri, Roma 1977), Bella e Bosco (Stamperia dell’Arancio, Grottammare 1995), Bambina mattina (Il Labirinto, Roma 2002, 2ª ed. 2005), Papaveri perversi (Il Labirinto, Roma 2008) e Dove Goethe seminò violette (Il Labirinto, Roma 2015). Libri che sono passi: mai lateralmente, sempre in avanti. Ma siamo di fronte anche a libri che non sono suoi, che non sono soltanto frutto del suo ingegno, della sua arte: «Tutti abbiamo contribuito a costruire / questo libro, mattone dopo mattone». Tutti lo abbiamo vergato: noi, Leopardi, Saba, Caproni, Damiani, sua figlia, la sua famiglia, altri che non sapevamo essere con noi. «A chi posso mia madre assomigliare? / Certo, mio caro Saba, / a un albero, a un / infaticabile albero. Viva, / viene spesso a trovarmi / in sogno, così alta / irrequieta d’uccelli: la chioma / ampia e folta, i capelli / stretti a cercine. / A furia / di dispensare amore, mia madre / si è trasformata in olmo». Potremmo chiamarlo poeta-ambasciatore, uomo-ponte, Adriano, ma forse è più un aedo, per questo suo legare storie, testi, un cantore classico. In una straordinaria poesia dedicata a sua figlia si esplicita invece tutta la sua “capronità”:

«Non per la trasparenza | del vetro ma della mente, | figlia, mi potrai vedere. I colori | e più il rosa dentro il fuoco del ghiaccio | tremeranno al tuo sguardo. | Figlia che cammini così leggera. | Figlia che non ti piaceva il mio paese | perché non c’era il mare. | Allunghi ora il passo mi dai la mano. | Figlia povera che ti fecero | due poeti nell’anima e nel corpo. | Figlia forte più di una montagna. | Figlia che porti | di Antonello da Messina | in te l’azzurro ghiaccio».

Antonello da Messina, "L'Annunciata", 1746, olio su tavola

Antonello da Messina, “L’Annunciata”, 1746, olio su tavola (particolare)

È in quella “trasparenza” che esalta la giovinezza la citazione, speculare a questi versi del Caproni di “Res amissa” (1991): «Quanta mattina | circonda la giovinezza. | Aria. Alberi. Sole | in trasparenza. Una brezza | basta a rapire i pensieri | o a farli verdi. | Ma è un’erba | che se ne va in un soffio: un oggi | pronto a diventare un ieri». La figlia di Adriano è onnipresente in quanto creatura che a sua volta origina la poesia; il poeta è padre della fanciulla, ma ne è anche generato, in quanto poeta. Prima ho parlato di “storie” perché Adriano narra, glielo ha suggerito la sua piccola figlia in un dialogo famigliare («“Tu lo sai cos’è una poesia?” / “Ma è una storia, mamma!”»), ma anche suo padre, «magico narratore». La casa, la tradizione, la famiglia abitano le tematiche di tutta la poesia di Adriano, a rincorrere i propri fantasmi per l’intera vita: come quello di sua madre, «Lei, che prima della mia / nascita non era mai andata oltre / il suo viso, ricorda il giorno / che in visita a una sposa / amica, su un’anta d’armadio / si vide per la prima volta / intera nello specchio che cantava». Cifra antinovecentista, chiaramente.

Adriano è poeta classicheggiante, epigrammatico, come in questi versi ispirati al cimitero acattolico di Roma, vicino a Testaccio dove ha abitato: «Maria Obolensky è giunta | qui con il pensiero. Prima di morire | dovreste conoscerla, salutare | la sua bellezza. Vive | al giardino dei poeti | dove Goethe seminò violette, | fanno compagnia alla sua | giovane età Shelley e Keats. | Un tempo infinito resta seduta | accanto alla sua dimora, i capelli | sciolti sulle spalle pensose e sul petto». Subito penso a una poetessa che non conoscevo, che pochi di noi conosceranno, non foss’altro che per essere stata “scoperta” e pubblicata di recente da “La Finestra editrice” col libro “Epigrammi”: Anite di Tegea, della cui vita sappiamo pure pochissimo, vissuta a cavallo del 300 a. C..

«Spesso qui sulla tomba della figlia, gemendo, | la madre Kleina invocò la carra sua ragazza |  dal veloce destino di morte. Richiamava l’anima | di Filenide, che prima del matrimonio | oltrepassò le livide correnti del fiume Acheronte».

Alcuni critici hanno definito la poesia di Anite “squisitamentemente femminile”, così come quella di Adriano mi pare una poesia leopardianamente “femminea”, «Se nel femmineo core | D’uomini ardea, non di fanciulle, amore» (“Nelle nozze della sorella Paolina”). Femminea in questo sguardo bianco sulle cose, in questo pascoliano modo d’amare la natura, gli esseri umani e animali e floreali. Ponendosi, ad esempio, una domanda inaspettata: «Ma gli uccelli dove vanno a morire?». Quando la poetessa Anite scrisse i suoi epigrammi, circa 2.300 anni fa e 5 secoli dopo Omero, non nascose il debito con i poemi (già) classici: nella poesia citata usa l’aggettivo che in greco significa “dal veloce destino di morte”, lo stesso adoperato proprio dal poeta dell’“Iliade” per qualificare Achille. Omero, secondo alcuni storici, semmai sia esistito, pare fosse cieco: potenza del suono, promontorio della memoria. Adriano chiude allora il cerchio, il solco di questa tradizione: «Sotto il cielo di tanta bellezza / sono quasi cieco, ma vedo / meglio adesso, si tratta infine solo / di affinare, come in poesia, l’arte / di togliere, lasciandosi guidare». In psicologia oggi si parla di “cecità funzionale” quando, di fronte alla mole di informazioni visive del quotidiano, tendiamo a “non vedere più”, ad attivare i nostri automatismi, mentre in un viaggio, in un posto nuovo attiviamo al massimo le nostre capacità percettive. I poeti, spesso dotati di scarsissimo senso pratico, sono “ciechi funzionali” perché vedono il nuovo che compare o il vecchio che si frantuma, ciò che altri appena scorgono. D’altronde anche Libero de Libero consigliava: «ascolta la Ciociaria alle sorgenti». Sentire è sentire scorrere, fissare il fuoco.

The following two tabs change content below.
Simone di Biasio

Simone di Biasio

Simone di Biasio è giornalista pubblicista freelance. Nel 2013 pubblica il suo primo libro di poesia, "Assenti ingiustificati", con la prefazione di Claudio Damiani. È Presidente dell'Associazione Libero de Libero.
Tags: , , , , , , , , , ,