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particolare del cortometraggio ‘Camera Oscura’ (A. Fasolo, 2014) nella sala Lizzani: de Libero al Caffé Greco a Roma

«Ragazzi, abbiate cura del “vostro” poeta: avete tra le mani una pepita d’oro»: sono le ultime parole pronunciate da Rodolfo Di Biasio nella video intervista girata da Antonio Fasolo nella casa di Formia del poeta che conobbe de Libero solo cinque o sei anni prima che morisse. «Facemmo appena in tempo a pubblicare il numero monografico di “Rapporti” dedicato alla sua produzione poetica. A lei, alla poesia, de Libero aveva dedicato tutta la vita». Rodolfo sta invece dedicando questa sua parte di vita a far riscoprire un nome così particolare nella storia della letteratura italiana del Novecento, della poesia italiana del Novecento.

Con tutta probabilità l’oblio nei confronti di de Libero (Fondi, 1903; Roma, 1981) ha una data precisa: il 1978, esattamente quando Pier Vincenzo Mengaldo esclude de Libero dall’antologia “Poeti italiani del Novecento”. Il vero problema è che forse proprio da lì, come in una sorta di effetto domino, non rientrerà più nelle antologie, quasi al pari diell’intero filone che Contini aveva definito “surrealismo meridionale”. In realtà l’aggettivazione suona un po’ come le quote rosa, una forzatura per colmare un vuoto laddove l’assenza di una specificazione (settentrionale in questo frangente) assurge invece a canone nazionale. Per dirla meglio: non esiste una poesia settentrionale perchè esiste già la poesia italiana, che la include sempre; non è sempre vero però il contrario, ovvero quando la poesia italiana esclude la meridionale e allora c’è bisogno di aggiungere una qualificazione geografica.

Non stiamo qui a fare i campanilisti: l’unica campana che c’interessa (che ci sta a cuore suona più goffamente poetico?) è la poesia. Perchè mica solo de Libero è oggi escluso dalle grandi antologie; anche altri grandi nomi come Sinisgalli, Bodini, Vigolo e Gatto non hanno goduto di sorte migliore (eccezion fanno, ad esempio, Marco Munaro e Gianfranco Maretti Tregiardini autori della “non-antologia” dal titolo “Il lampo della bocca e altre figurate parole tra poeti italiani del Novecento”, Mup). Per carità, ci sono autori che non sono entrati nemmeno una volta nelle antologie e magari non hanno ambasciatori dei loro versi. E poi ci sono le scelte, sì, sindacabili ma doverose: eppure se tutte convergono nella stessa direzione…

Rodolfo Di Biasio parla al pubblico della Giornata Mondiale della Poesia

Rodolfo Di Biasio parla al pubblico della Giornata Mondiale della Poesia

Non bisognerebbe parlare degli assenti, ma l’ho già fatto. Anzi, lo ha fatto e continuerà a farlo l’associazione culturale “Libero de Libero” che in occasione della Giornata Mondiale della Poesia lo scorso 21 marzo ha organizzato un incontro con protagonista proprio Rodolfo Di Biasio, autore di una lectio magistralis sull’opera di Libero de Libero. Perché solo i poeti sanno come rievocare i poeti. E come revocare le esclusioni. «Un maestro, de Libero era ed è un maestro. E poi è l’ultimo cantore della Ciociaria, il suo aedo immortale, il suo bardo più incredibile: è stato l’unico capace di fare della poesia con i nomi dei fiumi e delle città che attraversano questo territorio». Come appare chiaro dall’ultima strofa di “Ascolta la Ciociaria” (da “Scempio e lusinga”, Mondadori 1972, e contenuta in “Le poesie” a cura di V. Notarberardino, Bulzoni 2011):

0 mia voce deserta, Ciociaria,

conservami un sasso delle tue colline

se non torno e nell’acqua avara

dei tuoi fossi cerca l’immagine mia.

Non io scriverò la tua lode,

la mia così breve dirà il vento

d’inverno nelle grotte dei tuoi monti,

forse una foglia la ripeterà.

Il titolo di questo articolo non voleva essere soltanto provocatorio. È una domanda realmente rivolta agli studenti presenti il 21 marzo all’incontro. Chi è de Libero? Volti stralunati, sguardi bassi. Nessuna interrogazione con scena muta, almeno non quella nei confronti dei più giovani, colpevoli al massimo di (provare a) seguire dei percorsi di studio. Interrogazione con scena muta alla poesia italiana del secondo Novecento che al pomeriggio studia, è intelligente, ma alle volte non si applica. Ultima domanda a Rodolfo Di Biasio: perchè i giovani dovrebbero leggere poesia? Come appassionarli? «Potrei rispondere unendomi al coro della “poesia che non vende”, inece dico solo che la poesia è resistente. E mi permetto di dare un consiglio agli insegnanti: un tempo si usava aprire la giornata scolastica con una preghiera recitata a memoria; ecco, provate a sostituire alla preghiera una poesia, qualcuno si innamorerà di questa abitudine».

Tutti gli studenti accorsi all'incontro del 21 marzo

Tutti gli studenti accorsi all’incontro del 21 marzo; al centro, in basso, R. Di Biasio

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Simone di Biasio

Simone di Biasio

Simone di Biasio è giornalista pubblicista freelance. Nel 2013 pubblica il suo primo libro di poesia, "Assenti ingiustificati", con la prefazione di Claudio Damiani. È Presidente dell'Associazione Libero de Libero.
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    One Comment

  1. Barbara

    Mi piace l’ultimo consiglio in modo particolare. E si’ perche’ leggere la poesia? Perche’ leggere? Se si risponde alla seconda si risponde alla prima. Perche’ ascoltare musica?
    E cosi’ via….