ferrero

Calcio e poesia: “ma che c’azzecc’?”. Calcio e poesia non sono fratelli, diciamolo. Neanche cugini di secondo, terzo o quarto grado all’ombra. Insomma, tra i versi e il mondo pallonaro non esiste parentela. Eppure spesso assistiamo a riferimenti che suonano più o meno così: “La poesia del calcio”, per un gol o la grande giocata di un campione. Allora partiamo da qui, con una riflessione che è tutta nostra, per arrivare lì, al presidente della Sampdoria Massimo Ferrero. Dice: “E mo che c’entra questo?”. C’entra eccome, abbi pazienza e te lo spieghiamo.

Però, dicevamo, ci piace partire dal prologo. Che è questo: il calcio non è poesia. Almeno, secondo il rapido punto di vista di chi non vuole approfondire. Dunque l’osservazione del non tifoso. Del simpatizzante. Questo palloncino di cuoio (a proposito, è sempre cuoio pure dal 2000 in su?) che rotola passato da un piede all’altro per finire, quando va bene, in una delle due porte non è altro che un palloncino di cuoio che rotola da un piede all’altro eccetera eccetera. Niente di più. Una palla, insomma. Però, a guardare bene bene, la poesia c’è. Eccome se c’è. Guarda, per esempio, i tifosi che fanno lo stadio, i colori, le voci, i cori, gli olé per niente ammortizzati; non è poesia questa? E ancora: il gesto tecnico da capogiro del numero dieci di turno, quel gesto che ti fa dire “ma come caspita ha fatto?!” e che tanto somiglia alla prosecuzione di un allenamento iniziato su campetti di terra o cemento, di automobili schivate o portieri improvvisati a coprirsi gli occhi dal sole, non è poesia questa? Altroché se lo è. È quotidianità, dunque una fetta importante di poesia. Tra l’altro, diciamo, i poeti c’hanno già raccontato il calcio. Come Umberto Saba in Tredicesima partita.

Sui gradini un manipolo sparuto / si riscaldava di se stesso. / E quando / – smisurata raggiera – il sole spense / dietro una casa il suo barbaglio, il campo / schiarì il presentimento della notte.

Dunque torniamo a noi, ai tempi nostri, con l’ironico presidente della Doria Ferrero. Che lui è un giullare del calcio lo abbiamo visto. Che è simpatico abbiamo imparato. Che fosse un poetino, no, non lo sapevamo. Eccolo qua, allora, coi suoi versetti da scolaro lasciati in dote al cinguettio di Twitter: “Bella Samp come sei / Eto’o ti porterei / e tanti gol rifilerei / e se viene pure Muriel a star con noi / allora sono cavoli tuoi.”.

Scolaro, già detto, che sognava Muriel (nel frattempo arrivato) e sogna il Eto’o. In rima baciata, in rima superata, in rima calciata ma pur sempre rima. Che fa, anche, la poesia. Allora in coro: calcio e poesia sono parenti. Prima giocavamo.

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Daniele Campanari

Daniele Campanari

Speaker a Radio Luna
Daniele Campanari è nato a Latina nel 1988. Ha pubblicato i libri di poesia “Giocatore di whisky Bevitore di poker” (Lettere Animate – 2012; prefazione di Davide Rondoni) e “In guerra non ci sono mai stato” (Lettere Animate – 2014; prefazione di Paolo Di Paolo e Nicola Bultrini). Alcuni suoi versi sono apparsi sul blog RaiNews diretto da Luigia Sorrentino. È speaker radiofonico per RadioLuna (Latina).