charlie-hebdoQuesto blog non può occuparsi in senso stretto e cronachistico di quanto accaduto in Francia, né tantomeno servirebbe aggiungere parole al fiume che scorre da giorni e inonda campagne e menti. Ci si permetta di riflettere tuttavia sul fil rouge che lega attentato e libertà di espressione, manifestazione del pensiero e letteratura. Qualcuno ha infatti ritrovato, ad esempio, quella che è stata definita una “bellissima poesia” del direttore di “Charlie Hebdo”, Charb, il 15 ottobre 2012 (reperibile qui):

 Dipingi un Maometto glorioso, e muori.

Disegna un Maometto divertente, e muori.

Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.

Gira un film di merda su Maometto, e muori.

Resisti al terrorismo religioso, e muori.

Lecca il culo agli integralisti, e muori.

Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.

Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.

Non c’è niente da negoziare con i fascisti.

La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già,

la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.

Grazie, banda di imbecilli.

 

Si tratta evidentemente di una nota, una vignetta in versi. Forse è bene ricordare che non tutto quanto va a capo rappresenta una poesia, semmai una forma poetica: una forma poetica di una vignetta. Direte, secondario. Secondario specie ora che di Charb restano solo matite e colori. Su Repubblica un interessante articolo di Adriano Sofri c’invita a riflettere proprio sulle nuove forme di arte e di letteratura che possono foraggiare anche certe tesi integraliste: «Se ti sparo in sogno ti chiedo scusa al risveglio», così reppa Médine Zaouiche, il profeta francese dei giovani islamisti. È appena uscito il suo ultimo singolo “Don’t Laik”, ma aveva già scritto: «Crocifiggiamo i laicastri come sul Golgota». «… Il rap è il genere letterario prima che musicale che più avvicina all’idea sballata che “siamo tutti poeti”»: così sentenzia Adriano Sofri. Deve avere piuttosto ragione, forse al pari della manìa simbolica d’essere tutti Charlie senz’averne mai sfogliato una pagina, nemmeno online.

o-CHARLIE-HEBDO-570Uno scrittore pure sembra quasi costretto all’esilio. È il caso di Michel Houellebecq che sta per uscire anche in Italia con “Sottomissione”. Il narratore tacciato di islamofobia preconizza una Francia guidata da a un leader arabo moderato e rispettabile, Mohammed Ben Abbes. Le conseguenze sono positive: i disordini nelle banlieu spariscono, la disoccupazione viene risolta poiché alle donne è vietato lavorare, i ricchissimi emirati arabi investono miliardi di dollari per amicizia e fraternità religiosa. Una «fiction politica» che va «verso la costituzione di una grande potenza islamica occidentale mediterranea sul modello dell’impero romano». Adesso si difende dalle accuse di aver alimentato l’odio: «Io capto una situazione e basta. Arrivo a captare perchè sono neutro, privo di preconcetti. Io sono un intellettuale, non prendo partito, non difendo nessun regime. Rinuncio a ogni responsabilità, rivendico la totale irresponsabilità. L’ateismo è morto, la laicità è morta, la Repubblica è morta». Intanto i morti ci sono davvero, 17 in 54 ore. Non lasciamo uccidere la letteratura, la nostra orma.

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Simone di Biasio

Simone di Biasio

Simone di Biasio è giornalista pubblicista freelance. Nel 2013 pubblica il suo primo libro di poesia, "Assenti ingiustificati", con la prefazione di Claudio Damiani. È Presidente dell'Associazione Libero de Libero.
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