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Edward Hopper , Le bistrot, 1909. Oil on canvas, Whitney Museum of American Art, New York

Edward Hopper , Le bistrot, 1909. Oil on canvas, Whitney Museum of American Art, New York

Il quarto incontro de L’albero della poesia al Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Terracina ha ospitato Adelelmo Ruggieri. Dietro la cattedra delle presentazioni, oltre all’autore, abbiamo avuto i ragazzi con i propri fogli di carta pieni di appunti, le professoresse con i loro apparati critici e il poeta Rodolfo Di Biasio con in mente le amicizie in comune con Ruggieri. Ed è stato proprio quest’ultimo a farci notare una caratteristica importante del poeta marchigiano: la sua è scrittura della fissità, anzi più esattamente Rodolfo l’ha definita “poesia oggettuale”.

M. Sestini - World Press Photo

M. Sestini – World Press Photo

Ho aperto Poemetti elementari (Ed. Il Labirinto, 2008) di Rodolfo Di Biasio e subito l’ho bevuto in un attimo, come cicchetto di mirto. Appena mandato giù, ho capito che avevo totalmente sbagliato. Dovevo rileggerlo con calma: dopo aver sentito le immagini evocate da Rodolfo di Biasio, gli oggetti descritti non sono apparsi più nella loro essenza: avevano una vitalità maggiore. Sette poemetti, ciascuno diviso in tre sezioni; tre movimenti, come nelle opere di musica classica.

campa e damiani (FILEminimizer)

Damiani e Campanari alla presentazione dell’ass. de Libero

Oggi ospitiamo una riflessione su Claudio Damiani, “voce bianca” (secondo Roberto Galaverni) della poesia italiana contemporanea e Presidente Onorario della Associazione Libero de Libero. Anche perchè non capita sempre di leggere un libro e sperare che finisca il più tardi possibile. A me, almeno, sarà capitato tre o quattro volte. Tra queste devo annoverare proprio “Il fico sulla fortezza” di Damiani. C’ho messo sette giorni per leggerlo. E questo è un tempo assai lungo per i miei standard di lettura.

13380_tiziano_fratus_f_1“Tutti gli spostamenti più tragici sono quelli di una casa” (Yang Lian)

 “Uomo radice”, “alberografo”, “cercatore d’alberi”, poeta. Quale definizione per Tiziano Fratus? Ma soprattutto, occorre definirlo? Probabilmente ci ha pensato lui stesso con “Un quaderno di radici” appena edito da Feltrinelli nella collana “Zoom” riapre la traccia avviata dall’editore con la collana “Poesia” che dal 1958 al 1982 vide stampate le pagine dei più grandi poeti del tempo (Arbasino, Majakovskij, Pound, Prévert, Valéry). Dopo 30 anni (con la parentesi Erri De Luca) si torna con un’importante distinguo: niente libri cartacei, ma digitali. Sembra un suggerimento dello stesso bergamasco Fratus, verso una ecologia del verso: “Per fare il ramo ci vuole l’albero/ per fare l’albero ci vuole il bosco”, per fare un libro non occorre un bosco. Con lui pubblicazione di inediti in ebook anche per Gianni Marchetti, autore de “La voce dei grandi edifici”: due titoli scelti nemmeno troppo a caso, con lo stridere assonante di radici/edifici, con la commistione casa/albero e la sfida voce/quaderno, oralità/scrittura come fosse una interrogazione sul fare poesia ora, su questi tablet, smartphone e altri apparecchi quotidiani.

Frabotta verso Terracina

La prof.ssa Frabotta in viaggio verso Terracina

Ieri si è tenuto il terzo incontro di poesia presso il liceo scientifico Leonardo da Vinci a Terracina, in cui è stato presentata la raccolta Da mani mortali di Biancamaria Frabotta. Un’opera molto densa, in cui ogni sezione sembra un mondo a parte, quasi fosse silloge di altri libri.

Essendo linguista per professione, mi sono concentrato subito sulla sezione del libro “Il miracolo delle lingue”. In questa, come nelle altre sezioni, le poesie non hanno un titolo: il titolo, a volte chiave decifratoria dei componimenti, è lasciato alla sezione; quasi come se tutte le poesie sono in realtà strofe di una sola lirica. Proveremo ad analizzare alcune delle poesie attraverso la chiave interpretativa della linguistica e della più lontana nascita del linguaggio.