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Lucio Zinna

“Se vivere è questo mal di denti / questo mal di male”, dalla Puglia alla Sicilia. Quest’anno il Premio nazionale di poesia “Solstizio” alla Carriera passerà dalle mani di Lino Angiuli, vincitore della passata edizione, a quelle di Lucio Zinna (autore dei versi d’apertura). Ancora una volta, dopo una attenta analisi e su consiglio di Rodolfo Di Biasio, il riconoscimento va, dunque, ad un poeta del sud Italia, siciliano per l’esattezza. Nessuna volontà di tracciare una “linea meridionale”, ma ci è parso particolarmente proficuo (nonché avvincente) indagare vita e opere di autori che se ne stanno, proprio come Zinna, lontani da certi riflettori. Come dire: accendere una luce su chi alla luce non si espone direttamente, ma che luce emana dalla produzione poetica e artistica. Abbiamo voluto “mettere a fuoco la parola”, la parola in versi di Lucio Zinna. Il riconoscimento gli sarà conferito sabato 30 settembre alle 21 durante il IV Festival poetico “verso Libero” presso il complesso di San Domenico di Fondi.

La brochure del Festival 'verso Libero'

La brochure del Festival ‘verso Libero’

Saper vedere, mettere a fuoco. Una città è stata messa a ferr’e fuoco. A fuoco una vittima, la parola, la vita. Brucia qualche cosa dentro. Arde la brace delle nostre azioni, la passione accende i nostri passi. La metafora del fuoco è onnipresente nell’opera di Libero de Libero «e di cenere odora / la stanza chiusa del cuore». La fiamma della poesia è sempre accesa nell’opera che resiste al tempo. Esistere è non smettere di divampare.

Queste righe vogliono spiegare in parte perché sia stato scelto “Mettere a fuoco la parola” come fil rouge della IV edizione del Festival poetico ‘verso Libero’ ideato dall’associazione “Libero de Libero”. Gli eventi si terranno tutti all’interno del complesso di San Domenico da sabato 30 settembre a domenica 1° ottobre 2017.

Il manifesto della IV edizione del Festival 'verso Libero'

Il manifesto della IV edizione del Festival ‘verso Libero’

Sabato 30 settembre e domenica 1° ottobre prossimi si terrà la quarta edizione del Festival poetico “verso Libero”. I luoghi coinvolti saranno quelli del complesso di San Domenico di Fondi, paese natale del poeta e critico d’arte Libero de Libero. Come si evince dalla grafica ideata da Veronica di Biasio, la questione 2017 è: “Metti a fuoco la parola“. Dunque, focalizzare, mettere a fuoco, ma anche mettere sul fuoco. Una mano, la parola, la vita. Brucia qualche cosa che ci portiamo dentro, l’arte che mostriamo al mondo. Arde la brace delle nostre azioni, la passione che accende i nostri passi. La metafora del fuoco è onnipresente nell’opera di Libero de Libero. La fiamma della poesia è onnipresente nell’opera che resiste al tempo. Esistere è non smettere di divampare, «e di cenere odora / la stanza chiusa del cuore» (da “Scempio e lusinga”, Mondadori, 1973). Sono molte le novità del programma di questa ormai prossima edizione, tra cui i nomi delle tre vincitrici del Premio di poesia “Solstizio” per opera prima. Tre giovani donne che si contenderanno i premi in palio e il pubblico del Festival.

I 10 libri finalisti con al centro "Solstizio", l'esordio in poesia di de Libero

I 10 libri finalisti con al centro “Solstizio”, l’esordio in poesia di de Libero

Dopo un mese e mezzo di letture e consultazioni, ecco i dieci libri finalisti della IV edizione del Premio Solstizio all’opera prima. Forse la prima notizia da dare è questa, ed è davvero singolare: il più giovane poeta a partecipare è del 1998, ma abbiamo anche una poetessa del 1936 che ha esordito lo scorso anno in poesia. In ordine alfabetico gli autori coi loro libri d’esordio:

 

Ritratto di Libero de Libero, Franco Gentilini, 1946

Ritratto di Libero de Libero, Franco Gentilini, 1946

Libero de Libero, questo “ciociaro dai baffi di ferro e dalla sensibilità di velluto”, nato a Fondi all’inizio del 1900, ha scritto molto e molto è stato scritto su di lui, sicuramente meglio di quanto saprò fare io, che proverò a tracciarne un ritratto da semplice lettrice dei suoi diari, dei suoi romanzi ma soprattutto delle sue poesie, che egli definisce “pulci che io cerco di togliermi dagli orecchi per aver requie”: quelle che parlano di fiumi, di aranci, di cicale, e quelle del dopoguerra, che narrano fatti di cronaca nera e avvenimenti storici. Era piccolo di statura e aveva occhi vivacissimi, con lampi di dolcezza infinita per gli amici e di durezza incredibile per chi non gli andava a genio. Aveva un “carattere fumantino”. Così si racconta: «Con me era facile arrivare al bisticcio, al litigio, alle recriminazioni: la mia vita risentiva gli affanni di lunga data, le offese e i patimenti subiti sin dalla infanzia, la sua incomunicabilità, il suo bisogno di sostituire continuamente una cosa all’altra».